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Quante volte (e come) sterilizzare le mascherine Ffp2

Secondo una ricerca, il processo di igienizzazione con perossido di idrogeno vaporizzato, anche dopo 25 cicli, non compromette la capacità filtrante delle mascherine

Con l'ultimo decreto anti-Covid varato dal Governo, l'uso della mascherina Ffp2 è diventato obbligatorio su tutti i mezzi di trasporto pubblico e per entrare in cinema, teatri, stadi e per partecipare a quasi tutte le attività della sfera sociale. “Queste mascherine - ha spiegato l’Istituto Superiore della Sanità - hanno un potere filtrante ‘alto’ che impedisce non solo la trasmissione di virus e batteri alle persone vicine e all'ambiente, ma impedisce anche a chi le indossa di essere infettato da persone o ambiente circostante. È importante, però, - continua l’ISS - che siano certificate, quindi riportino sulla confezione il marchio ‘CE’ accompagnato da un codice di quattro numeri che identifica l'organismo che ha certificato la conformità del prodotto alla norma europea”. Rispetto, infatti, alle mascherine filtranti facciali Ffp1 (non sono le chirurgiche), le Ffp2 hanno una capacità filtrante del 95% (contro il 72% delle prime), essendo capaci di filtrare anche le particelle e goccioline più piccole che circolano nell’aria. A confermarlo uno recente studio dell’Istituto di ricerca tedesco Max Planck, secondo cui le Ffp2, se indossate correttamente, riducono il rischio di infezione da Covid allo 0,1%.

Le mascherine Ffp2 sono disponibili in più tipologie, con o senza valvola (nel primo caso,proteggono chi la indossa, nel secondo proteggono sia chi la indossa, sia gli altri), monouso (identificabili dalla sigla NR - non riutilizzabili) o riutilizzabili (identificabili dalla lettera R). Solo in quest’ultimo caso si possono, quindi, igienizzare e riusare nuovamente: pratica che si rivela particolarmente utile in caso di una eventuale carenza di ddpi, come si è verificata nella prima ondata della pandemia, per la domanda improvvisa elevata. Ma qual è il modo più corretto e sicuro per sanificarle? E per quante volte possono essere sterilizzate le Ffp2? A fornire una risposta a queste domande sono stati i ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center e del MIT con il loro studio pubblicato su nell'American Journal of Infection Control.

Come igienizzare le mascherine Ffp2

Le indicazioni riguardo il numero di lavaggi o di sanificazioni possibili prima di compromettere la capacità filtrante della Ffp2 riutilizzabile (R) variano di produttore in produttore. In realtà le raccomandazioni possono variare anche in base al contesto in cui vengono utilizzate, alla concentrazione del contaminante, all’umidità dell’ambiente, alla conservazione del prodotto ecc. Una mascherina Ffp2 indossata all’aperto, ad esempio, potrà certamente essere usata più a lungo e per un maggior numero di volte rispetto a una mascherina utilizzata all’interno di una struttura sanitaria.

Per trovare una regola comune basata su evidenze scientifiche, i ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center e del MIT hanno portato in laboratorio le Ffp2, non solo come ddpi ma anche come oggetto del loro studio, e testato quali sono gli effetti del processo di decontaminazione che richiede l’uso di perossido di idrogeno vaporizzato (VHP). Si tratta di un metodo basato sull’uso di vapore a bassa temperatura in condizioni di vuoto profondo utilizzato tradizionalmente per la sterilizzazione di dispositivi medici riutilizzabili nelle strutture di cura dei pazienti.

“Abbiamo cercato di determinare se la ripetizione del trattamento VHP avrebbe influito sull’integrità delle mascherine, in termini di adattamento qualitativo e quantitativo e di efficienza della filtrazione”, hanno spiegato i ricercatori.

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Per quante volte si possono sterilizzare

Lo studio ha dimostrando che anche dopo 25 cicli di sterilizzazione, le mascherine Ffp2 rimangono in grado di filtrare efficacemente l’aria che respiriamo, concludendo che il processo di decontaminazione con perossido di idrogeno vaporizzato non influisce sulla performance delle mascherine. “Non abbiamo riscontrato differenze statisticamente significative nell’adattamento qualitativo e quantitativo o nell’efficienza di filtrazione” hanno precisato gli studiosi che hanno osservato come la capacità filtrante sia rimasta del 95% anche dopo 25 cicli di trattamento. “Il perossido di idrogeno vaporizzato – hanno sottolineato i ricercatori – è un’opzione efficace e potrebbe aiutare ad affrontare le carenze in future epidemie”.

Il processo di sterilizzazione disponibile solo negli ospedali e nei laboratori chimici

Il processo, tuttavia, richiede camere di sterilizzazione specializzate per la vaporizzazione che, al di fuori di contesti ospedalieri e di laboratorio, non sono chiaramente disponibili per la maggior parte delle persone. “Pertanto - ha osservato l’autrice principale dello studio, la dott.ssa Christina Yen -, ora è importante trovare il modo di ridimensionare e tradurre questa capacità di disinfezione in altri contesti, così come in strutture sanitarie con risorse limitate. Queste potrebbero beneficiare altrettanto, o forse più di altri contesti, di questo tipo di trattamento dei dispositivi per affrontare futuri scenari pandemici”.

Mascherina chirurgica, Ffp2 e Ffp3: quali differenze

  • Le mascherine chirurgiche hanno capacità filtrante verso l’esterno (la protezione in uscita si aggira intorno al 90%), ma non proteggono del tutto chi le indossa da eventuali particelle in entrata (lla protezione in entrata si aggira intorno al 20%). Inoltre, queste mascherine proteggono dagli agenti patogeni, veicolati dalle goccioline di aerosol, di dimensioni tra 0,7 e 1,2 microns, ma non dai virus con dimensioni inferiori. I coronavirus, in particolare, hanno dimensioni comprese tra i 0,08 e i 0,16 micron. Quindi,se si è positivi al Covid e si indossa la mascherina chirurgica, sono gli altri ad essere protetti dal contagio, se si indossa una mascherina chirurgica e si viene in contatto con un positivo che non la indossa, il livello di protezione è più basso.
  • Le mascherine Ffp2 (senza valvola) sono mascherine con un’elevata prevenzione sia per chi le indossa sia per chi ci sta intorno. Riducono al minimo il rischio di essere contagiati e di contagiare, grazie alla loro struttura. Sono, infatti, costituite da più strati di tessuti: uno strato interno che mantiene un livello di umidità stabile nella mascherina; il primo strato intermedio che filtra le particelle di polvere più piccole e le trattiene elettrostaticamente; il secondo strato intermedio che contiene un filtro in polipropilene capace di intrappolare anche le più piccole particelle sospese nell’aria; e, infine, uno strato esterno che isola la mascherina esternamente e protegge dalle particelle di grandi dimensioni. Inoltre, avendo una migliore aderenza al viso, le Ffp2 non permettono all’aerosol di fuoriuscire, a patto, però, che venga indossata correttamente. Contrariamente alla Ffp2 senza valvola, quelle con la valvola proteggono solo chi le indossa ma non chi gli sta intorno, a causa della valvola che consente la fuoriuscita di aria calda ed evita la formazione di condensa per un maggior comfort.
  • Le mascherine Ffp3 (senza valvola) sono strutturate come le Ffp2, quindi con una sovrapposizione di diversi strati di tessuto, ma il loro potere filtrante è ancora più alto: è di circa 98%.

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